E’ la stessa identica cosa.

I’m gonna wear the tie, want the power to leave you
I’m aimin’ for full control of this love 
Touch me, touch me, don’t be sweet
Love me, love me, please retweet
Let me be the girl under you that makes you cry
(G.U.Y. – Lady Gaga)

Mai pensavo nella vita che sarei stata d’accordo con Valentina Nappi.

Ma partiamo da prima. Qualche tempo fa sono andata a fare un colloquio di lavoro, non che lavorare nello Zoo del Digital non mi piaccia, ma offrivano un sacco di soldi e chi sono io per dire di no alla possibilità di un sacco di soldi?
Niente di nuovo all’orizzonte:
come mai ha risposto all’annuncio? (perché offrite un botto!)
mah, sa, nella vita bisogna sempre affrontare nuove sfide…
e quindi parla inglese e francese? (mi avete appena fatto il colloquio in 2 lingue, imbecille!)
diciamo che sono molto appassionata di lingue straniere
e quindi ha fatto questo e quello? (se sta scritto sul cv ci sarà un perché)
eh sì sa, ho cambiato azienda rimanendo comunque in un settore che mi piace molto…
e quindi quando lo sforna un pargoletto? (ti sembro un forno, faccia di merda? e poi che te frega?)
no, sa…mica per essere…ma per sapere… (eccerto, perché te sto simpatica e vuoi sapere come vanno i miei progetti coniugali, immagino.)
E’ andato avanti così e, incredibilmente, anche peggio. Mi è stato chiesto del mutuo, del lavoro del Primate e di tante altre cose alle quali non avevo nessuna intenzione di rispondere. Sono uscita di lì con un collo gonfio come un tacchino col collare elisabettiano.
Poi esce la notizia di quella povera ragazza, Tiziana Cantone, che si è impiccata perché è circolato in maniera virale un suo video in cui fa sesso.
E, con le dovute misure, ho provato la stessa sensazione del post colloquio.
Perché in fondo è la stessa identica cosa.
Non me ne frega nulla di attaccare un pippone femminista (e, per inciso, io sono femminista e me ne vanto), non me ne frega nemmeno se il ragazzo di questa era consenziente oppure no, né se lei lo stesse tradendo, né se fosse un tentativo di lancio di una carriera nel cinema hard, né se è stata lei a mandare il filmino agli amici.
Il nome di questa povera ragazza ce lo scorderemo presto, è un fatto che non teme smentita.
E pure se sul blog non scrivo mai gromò, oggi ci sarà un’eccezione, perché oggi mi sono rotta il cazzo.
E rivendico il mio sacrosanto diritto di dire quello che mi pare, come mi pare e di non dover subire il giudizio o l’indignazione di nessuno.
Voglio scrivere, ché scripta manent, che alle donne piace scopare, oppure no, piace fare i bocchini, oppure no, piace farselo infilare in culo, oppure no, amano i cazzi, oppure no, godono, oppure no, amano prenderlo in faccia, oppure no e tutta una serie di cose che – nonostante tutto – mi imbarazza scrivere.
Perché ho poco da fare l’illuminata, pure io, la sfera sessuale femminile anche per me è un argomento che un po’ fa arrossire, perché così ci siamo cresciute, ci siamo cresciuti tutti.
“Non lo fo per piacer mio ma per far piacere a dio”, ma vaffanculo.
E’ una semplice scopata, è un pompino…possono essere gesti romantici, tenerissimi, intrisi d’amore e espressione di sentimento, oppure possono essere banalmente solo una scopata e un pompino che uno fa così, just for fun, sulla spiaggia a Ibiza impastati di ginotonic e diosolosa cos’altro.
Lo so bene che l’esecutore materiale di questa morte orrenda è quello che il video l’ha condiviso.
Ma se per un attimo provo a immaginare un mondo in cui fare sesso, pure per le donne, fosse una roba come un’altra, come nuotare, come ballare, come cucinare (tutte attività che si fanno col corpo e piacevoli) allora ecco che la diffusione di quel video altro non sarebbe che una cafonata oppure, ancora meglio, una roba di nessun conto. Nessuna importanza, perché è solo quello che è: un banalissimo pompino.
E invece no, nel 2016, nella parte ricca di mondo in cui abbiamo il culo di vivere, fare un pompino è una vergogna. Essere sessualmente disinibite una grave colpa. Divertirsi a letto con due tipi, un abominio. Ma anche non fare le mamme a tempo pieno pare brutto, dedicarsi alla scalata aziendale con due pargoletti a casa non sta bene.
Sono queste le istanze del consesso civile: il galateo della scopata educata e riservata.
Poi chissene frega se al lavoro veniamo valutate come forni che stanno per arrivare a temperatura, chissene frega se i nostri salari sono più bassi, chissene frega se ci è impossibile conciliare carriera e famiglia perché i figli non sono 50e50 col marito, no, i figli sono della madre che “ormai ha altre priorità rispetto al lavoro”, chissene frega se per ricevere adeguate cure mediche dobbiamo andare a elemosinare attenzione all’unico stronzo non obiettore di coscienza della regione.
Mi mordo la lingua e non parlo del #fertilityday, che è meglio. E pure del burkini, che è ancora meglio.
Smettetela con le magliette “se esci con mia figlia…bla bla bla”, non fanno ridere. Smettetela di associare il sesso e la dignità quando si parla di adulti consenzienti, quello che gli adulti fanno fra loro di comune accordo è lecito e non sono cazzi altrui.
Smettetela di dire che certe cose non stanno bene e che i panni vanno lavati e stropiacciati in casa, il bon ton è una cosa seria e non deve essere a servizio di alcun pregiudizio.
Lasciateci scopare come ci pare, lasciateci gestire casa e lavoro come meglio riteniamo ma, soprattutto, lasciateci in pace.

E’ un mondo triste quello in cui si debbano creare parole apposite, espressioni nuove come “slut shaming”, “body shaming”, “revenge porn” quando alla fine è sempre la stessa zuppa: la parità, di diritti e di giudizi, è una chimera.
E’ la stessa identica cosa.

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Noi ragazzi dello Zoo del Digital

Se tu mi chiedi cosa faccio in questa vita amico mio
La sola cosa che so dirti è non lo so nemmeno io
Arisa – Guardando il cielo

Col tempo cambiano tante cose, figuriamoci se una donna giovane non cambia lavoro durante l’amore ai tempi dello stage.
Ho finito un anno e mezzo di fa di lavorare presso BrumBrum…non saprei cosa dire se non che è stata un’esperienza partita benaccio e finita tra le fiamme dell’inferno del mobbing. Non sono mai stata una particolarmente morbida nei confronti dei propri doveri, ho sempre speso parecchio di me in quello che faccio, indipendentemente dal salario…nella convinzione che io non sono il mio lavoro, ma porto me stessa in quel che mi metto a fare, eppure sentire rubare in un modo così ingrato il mio impegno mi ha letteralmente annientata.Peggio, mi ha spenta.
O forse, più semplicemente, a ‘na certa arriva un momento che di svegliarti e passare la giornata in un mare di stronzi ti fa affogare nella merda. Plausibile, semplice, probabilmente la verità.
Comunque, ci sono attimi della vita che non ti spieghi, uno è stato il mio colloquio di dieci minuti in due stanze lontane circa 700 metri una dall’altra con due persone totalmente diverse, undici mesi fa.
Mi ha chiamato la solita agenzia interinale d’ordinanza, chiedendomi di mentire sul mio civvì…”guarda che io non ho per niente un ottimo inglese, io ho l’inglese arrangiato, quelli so bilingue, dove cavolo vuoi che vada?”
“Frangia, senti, facciamo che cambi il tuo buono in ottimo e me lo mandi, ok?”
E quindi sono arrivata nei coloratissimi uffici di questo colosso del mondo moderno, che per facilità chiamerò Prestidigitale.
Il classico posto wannabe in California ma sto a Piazzale Loreto.
Mi accoglie questa signora splendida dal rossetto corallo chiaro e le sopracciglia alla Cara su capelli rossicci, dall’età pressochè indecifrabile (giovane vecchia o vecchia giovanile?), magrissima – savasandir, siamo a Milano baby – che io dovrei sostituire tipo dopo 2 giorni. Mi dice che lei si occupa di troppe cose per stare lì a spiegarmi e che devo parlare col Mega Direttore Galattico “che è molto demanding, quindi è importante fare push back”.
Avrei dovuto farmi un selfie solo per rivedere la mia faccia in quel momento. Click.
Poi passo in quest’altra stanza e incontro lui, il mitico Mega Direttore Galattico. In effetti è Mega: 2 metri per 2 di uomo maxigigante, gli stringo la mano e dico addio alle mie dita destre…ciao amiche di una vita, vi ho voluto bene, grazie per quello che avete fatto con me pettinandomi o facendomi scrivere i compiti in classe. Miracolosamente mi torna indietro il braccio e la mano è ancora attaccata, potrei iniziare a credere in Jesoo. Scopro che è davvero anche Direttore, maxi capo del mondo delle galassie dei bit, dell’internet e di tutto quello che può passare per una fibra ottica, scarlattina inclusa. Non scopro subito che, a dirla tutta, è anche Galattico.
Ha un braccialetto rosso di quelli che ti contano i peli del culo dal battito del cuore nel polso e ti dicono quanto peseresti su Saturno. E’ cordiale, affettato e studiato, ha una camicia lilla, mi fa delle domande tipo “rispondi subito, subito, subito!”, non so se ridergli in faccia o mandarlo a Viterbo. Per puro culo rispondo la cosa giusta, o azzecco una battuta o – col senno di poi – semplicemente non mi stava ascoltando, ma ride. Mi fa il colloquio in inglese e voglio morire. Ma non muoio.
Fuori in 60 secondi e va bene così, onestamente la mattina avevo fatto un colloquio dettagliato meno ansiogeno e più rassicurante.
Ma se è vero che quando te dice male te mozzica pure la pecora, è anche vero che quando finisci per caso sotto una buona stella ti va di culo e tutte quelle che mandano a colloquio con te sono delle morte di sonno.
Abbiamo avuto culo quel giorno, sia io che Teddi, il Mega di cui sopra.
E nzomma qui ci diamo del tuo, qui mangiamo la frutta bio, qui è importante sentirsi una squadra, e qui la gerarchia non esiste ma ricorda che Teddi non ama che si venga in ginz.
Io ho passato 15 fottuti giorni all’inferno: ero finita a lavorare casualmente alla Prestidigitale, quasi non ci credevo, e poi eccomi lì a non capire manco cosa si dicessero le persone. In questo mix di itanglish incomprensile sia nello stivale che oltremanica. A usare un programmino demmerda del computer anche per potersi spostare da una scrivania all’altra, perché vuoi mica che uno , chessò, dall’India non possa vedere dove minchia sei seduto tu in un maledetto openspace a Milano. Non sia mai.
Ho pianto di paura e poi ho riscoperto una roba che mi sembrava aver perso per strada all’università, quella forza che non capisci perché cavolo stai facendo qualcosa che ti fa soffrire ma senti che smettere sarebbe sbagliato: la tenacia. Che per una svogliata, pigra, insicura, paranoica e ancora pigra come me, è praticamente tutto. Tenacia e sensi di colpa ed ecco che la mia vita segue un movimento regolare. Oserei dire intestinale, se andassi di corpo normalmente. E invece.
Poi le cose sono cambiate, io continuo a non capire quasi nulla di quello che si dicono coi loro acronimi del menga, ma mi sono ambientata e sono stata fagocitata.
Siccome wannabe in California pure io adesso, ogni tanto dico “miting” al posto di “riunione” ma mi impegno a non “schedulare” e tutte le solite robe che avete già letto su Feisbuc perchè, probabilmente, come me siete tutti dei fanatici del bello scrivere e del bel parlare (non si dice grammarnazi, puttana galera!).
Ho tanti colleghi, ma tanti, ma tanti…e maledettamente così vicini, a portata di scrivania.
Nzomma: lavoro nuovo, vita nuova, bestiario nuovo. Non chiedetemi se sono felice, sono principalmente stanca ma troppo adrenalinica per riposare.
Benvenuti nello Zoo del Digital, we never stay calmi.

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Veni, vidi, daje!

Nzomma alla fine io e Primate sabato siamo andati alla manifestazione #Svegliatitalia.
Io, per allinearmi alle bandiere arcobaleno che simboleggiano questi eventi, mi sono messa l’ailainer viola, il blasc arancione e il rossetto fucsia (che dettà così sembra una roba alla Dolly Parton ma poi, dal vivo, sembravo veramente Dolly Parton – che per me è un complimento).
Siamo arrivati in Piazza della Scala e onestamente non c’era tanta gente, poi invece pian piano ne è arrivata sempre di più fino a stare stretti ma stretti ma stretti che sembravano i saldi al 70% alla Rinascente reparto scarpe.
Una cosa che mi ha colpito è stata vedere le persone più disparate e assurde insieme nello stesso posto: la signora col visone con lo strascico, sulla settantina, e dei diamanti alle orecchie che tedicoscanzate, con in mano due manifestoni. Un signore, sulla sessantina, capelli bianchi cotonati e sopracciglia nerissime ad ala di gabbiano, anche lui elegante e vestito identico alla signora di cui prima.
Ragazzine rasate coi pirzing, ragazzi belli e truccatissimi come Nicchitutorials (dove hai preso quell’illuminante, baby?), famiglie con bambini di qualunque età, gli atei razionalisti, i pastafariani, Pisapizza, hipster, tamarri, sciccosi, la mia collega Sorrisona con la sua fidanzata incintissima Panzona, belle, felici e speranzose, quella coppia di due bonazzi ma boni ma boni dei loro amici col loro piccolo bimbo e “…ragazze scusate ma dobbiamo dare la poppata!”. Insomma: la società rappresentata in ogni suo aspetto, i debosciati, i seri, i felici, gli incazzati…tutti.

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E a chi senza ragione (o con ragioni anacronistiche e fondamentalmente stupide) si oppone a una realtà viva e pulsante, direi quello che diceva Cremonini “vieni a vedere perché”.
Mettici il muso e annusa, caro omofobo o caro omoscettico, annusa la vita vera come funziona, guarda cosa succede al piano di sopra del tuo appartamento, guarda come vive la signora che ti bolla la raccomandata in posta, fai un bagno nella normalità e stupisciti di quanto ciò di cui ti sei sempre riempito la bocca non ha alcun fondamento.
Non hai il potere di potere di cambiare la realtà, puoi solo accettarla e fare lo sforzo di cambiare opinione con un po’ più di conoscenza e coscienza.
Visto che a farti i cazzi tuoi proprio non ci riesci, fatti i cazzi delle coppie gay ma almeno fallo a ragion veduta!
Il problema è che, strignistrigni, quando si parla di tutela dei bambini, di famiglie deviate, di stabilità naturale, unicorni, gnomi e fatine il problema è sempre lo stesso: si disquisisce di argomenti che non si conoscono e di non si ha esperienza.

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Non penso che potrei capirlo, ho una mentalità aperta ma non così tanto, ma forse riuscire ad accettare che non si cambiasse idea a riguardo dopo aver passato un po’ di tempo in mezzo a una folla come quella di sabato, se solo uno di tutti quegli imbecilli che berciano sulla mia bacheca di Feisbuc contro “ste robbe contro natura” venisse a vedere cosa è un GayPride, cosa è una manifestazione per l’amore di tutti i colori e potesse poi affermare seriamente che è una roba da malati/invertiti/disfunzionali/vogliolamamma/biowashball.

Ma cari amici omoscettici e omofobi, se proprio non volete venire alle manìf come alleati, se proprio non vi ho convinti che il Family Gay è un luogo di apertura e condivisione al contrario del Family Day gusto cocaina e cilicio, allora vi dico: veniteci per passare un pomeriggio divertente e spensierato, venite a cantare, ballare e farvi due risate in mezzo a chi non ha nessuno da odiare, venite in mezzo a gente che – alla fine della parata – sa fare battute divertenti anche a Milano (e scusate se è poco):

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L’amore fa quello che vuole, l’amore fa i bambini negli Stati Uniti per due papà italiani, l’amore fa le inseminazioni costose in Spagna per due mamme, l’amore – a differenza vostra – si fa i cazzi suoi e va avanti libero.
Forse vi scocciate tanto perche è a voi non ve se caca.

 

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S’è fatta na certa

Fatevelo dire da aspirante ueddinplanner e moglie di divorzista: è proprio ora di legalizzare il matrimonio tra uomosessuali. Veramente, dai. S’è fatta na certa.

Ho già spiegato qui come la penso, non sto facendo proseliti (spero che degli omofobi non leggano il mio blog, non lo voglio il vostro fottuto baz mediatico)
E’ che veramente ormai questo è un dibattito senza senso.

In che modo ci potrebbe danneggiare la felicità altrui?
Non sono non ci perdiamo niente, ma abbiamo tutti da guadagnarci, etero e gay: più tutele, più garanzie, meno coni d’ombra e non ci scordiamo che, come dice a Massime Ranieeeere “d’amore non si muore”, d’amore si soffre, ci si scogliona, si vive!

Sposarsi è bellissimo ma, fiori pizzi, e merletti a parte, avere delle tutele è fondamentale per vivere sereni e fare progetti.

Spero sinceramente che saremo tanti domani, soprattutto “noi privilegiati” che non abbiamo dovuto fare nulla per vederci riconosciuti i nostri diritti.
Io e il Primate ci saremo, se passate sarà semplice riconoscerci:  siamo quelli belli belli belli in modo assurdo.

#svegliatitalia #lovewins #daiunpo’
svegliaitalia

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RICOMINCIARE DALLA PUNTA GIALLA

La domanda comune che viene chiesto nel business è, ‘perché?’
Questa è una buona domanda,
ma una questione altrettanto valida è: ‘perché no?’
Jeffrey Bezos

Ero così impegnata a ricordarmi di splendere sempre che mi sono scordata del blog, per due fottuti anni.
Ho scritto in testa seimila post, li ho rivisti, corretti, ampliati e impaginati tutti sempre nella mia mente…eppure al momento di prestidigitare: niente, il nulla cosmico, la favella di Caterina Balivo, una roba noiosa e soprattutto svogliata.

Me l’ha detto una sera Ventiseitre a Milano (capite come cambia la vita?), davanti a un cocktail il un locale tamarro semicentrale: ci ha rovinati Feisbuc, ci ha mangiato e ricacato, si è preso i bloggher, ne ha spremuto un po’ di essenza e se li è tolti dai denti con uno stecchino disgustoso.
E io ci sono cascata in pieno, evitando così di raccontare l’esperienza di vita della Birmania, la quotidianità col Primate, il matrimonio che per le lacrime servivano i frangiflutti di MAU, il fidanzato anziano di MAS, AGB che si sposa Cervellovale con delle Manolo Blanhik con le piume che te dico SaraJessica areggimergiacchetto, AmicaUmbra che diventa una svuingher, Mun che incontra il suo primo pezzo di merda a 30 anni e lo liquida – relativo coro da stadio, un viaggio negli Stati Uniti che mi ha aperto un universo parallelo al mio universo in continua espansione di amore per i trucchi, la mostra di Barbi, quanto mi piacciano le barbe, quella grandissima baldracca della legale biondanaturale dell’azienda Brum Brum con cui sono finita quasi al chetfait…due anni di vita intensi e colmi di cambiamenti che qui si sono persi e probabilmente anche la mia memoria ha in gran parte rimosso.

Tra me e questo amato diario si sono inseriti degli elementi che – a onor del vero – nessuno può permettersi di trascurare: le GIF, le meravigliose GIF che mi ipnotizzano per ore, Instagram…Instagram e i suoi video da quindici secondi da guardare senza soluzione di continuità: gattini che rotolano, ombretti che si sfumano, KylieJenner e il padre travone  (ailoviu darlin!) più fine, Internazionale a pagamento sul cellulare, le mie amate polemiche sterili sui soscial intorno a frasi come “ricordati di splendere sempre” (ma anche di passare lo scopino del cesso, aggiungo io).

Ma il blog è un primo amore: lo sai che non sarebbe più lo stesso ma prima o poi la cazzata di tornarci la fai. (spoiler: per un po’ ti piace perchè ti fa tornare chi eri, ovvero la persona che detestavi e da cui volevi allontarti – e infatti l’hai fatto – per poi farti tornare ad avere lo stesso desiderio, ovvero ridiventare quello che sei ora…insomma una specie di Inzepcion in cui non si capisce un mazzo ma tanto che ci sei balli)

Se dovessi parlare di alcuni punti salienti che hanno caratterizzato quantomeno il mio 2015 direi: ho imparato a mettermi molto bene l’ailainer e me lo metto tutti i giorni, ho fatto ricrescere i capelli naturali per capire che se me li sono sempre tinti biondi un motivo c’era ed era valido, ho iniziato a lavorare in una di quelle americanate moderne che quando lo dici tutti ti dicono “macheddavero lavori in QuelliTipoGugol?”con Teddi – il capo allucinante, faccio un corso di ballo anni ’30 col Primate che si dimostra un signorino da denzflor, mi sono colorata i capelli di turchese e viola come un unicorno perché tanto ormai me li sono tinti e quindi tanti auguri,  ho smesso di mangiare il pesce e iniziato a mangiare le lenticchie …ingrassando enormemente. Fottute lenticchie scoreggione. (*su questo devo tornarci, nda)

Non è semplice ricominciare ma mi ero ripromessa di farmi un bel regalo quando avessi ritrovato il coraggio di affrontare questo noioso template, e quelle decolté scamosciate a punta e tacco giallo canarino si meritavano decisamente uno sforzo. E poi questo blocco era per me come un brufolo maturo che fa male e ti fa cessa: quando c’è la punta gialla, devi farti coraggio e spremere.

Sono stanca, ma felice.

 

 

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PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE

Ai biutiiiiis!
No dai, vabbè, era una cazzata per smorzare il clima da ansia da prestazione scrittoria. Diciamo che sicuramente non sto praticando l’accanimento terapeutico su sto blog, per ora mi limito alla mia vita.
Stamattina, venendo in ufficio in anticipo causa rigurgito rivoluzionario dei dipendenti del trasporto pubblico locale che finanzio ogni mese a botte de 78, 50 euro, ho pensato che la felicità attribuita al venerdì è direttamente proporzionale al bisogno che hai di cambiare vita.
(e questo l’ho scritto venerdì scorso, evidentemente)
Comunque niente, è iniziato il 2014, ho un colore di capelli di nuovo, il mio smartfon abbastanza nuovo già si impalla, ho comprato degli occhiali da vista fucsia edizione limitata di Dior e sono da poco tornata dalla onimun in Birmania.
Dovrei scrivere una guida ragionata sui viaggi in Birmania. Di certo non lo faccio stamattina.
Cinque giorni fa io e il Primate abbiamo compiuto sei mesi di matrimonio e, conoscendomi, è un traguardone. E’ quindi solo adesso che comincio seriamente a realizzare di essere sposata e a realizzare le differenze tra convivenza e matrimonio (poche), tra relazione stabile e matrimonio (un bel po’) e soprattutto tra essere single e prospettiva perenne di vita a due (abbastanza angosciante).
Tre o quattro giorni fa, invece, mi ritrovo con un nuovo “amico” su Feisbuc, lo conosco di certo non bene, ma lo conosco. E’ un tizio che faceva il mio liceo in classe col mio grande amore del liceo, simpatico e fighetto, carino e ridanciano, non ha mai suscitato in me il minimo interesse, lui nei miei confronti ne aveva avuto, ma poco, più che altro ci stavamo simpatici ma non siamo mai diventati amici per tutta quella serie di problemi legati agli ormoni che a 14 anni non ti permettono una relazione equilibrata col prossimo.
L’avevo poi intravisto negli anni, cinque volte in tutto a esagerare, in giro nella provincia natia, nei soliti localetti demmerda da fighetto incamiciato dopo dieci ore al tornio. Mai andati oltre un “ciao” se proprio dovevamo salutarci. E quindi giustamente su Feisbuc mi scrive “oh, non ti posso perdere di vista un attimo che tu prendi e ti sposi!”. Io non sono una fan della coerenza, però la decenza non mi dispiace.
Vabbè, fiducia nel genere umano, approfondiamo un pochino e lui, galante e spocchiosello, mi chiede cosa faccio e, senza mai esplicitare ma nzomma se semo capiti, mi dice che fa il ginecologo.
Ora, io sono quella che è stata invitata a un appuntamento all’Ikea di sabato pomeriggio, non è che mi sconvolgo per nulla, ma cristiddio, te pare il caso di fare avanz con seducenti proposte di ecografie interne? Ecco.

Come al solito le mie premesse sono lunghissime e sin troppo introduttive ma, quello che volevo dire, è che i maschi tendenzialmente fanno schifo. Ed essere singol a trent’anni con sta fauna che gira libera e sciolta, è davvero pericoloso.
Insomma, mo non è che siccome sono passata dall’altra parte della barricata allora mi scordo com’è, l’ho vissuto per anni e anni e certe cose mica è facile dimenticarle: carino e simpatico che si scorda il catalogo delle sue bomboniere di nozze sul sedile al secondo appuntamento, sms sgrammaticati, appuntamenti a parlare della deriva berlusconiana del piddì…oh, se solo ci ripenso me la cucio.

Nel quadro sinottico in cui ci stagliamo come cipressi al cimitero noi, giovani donne con la crema prime-rughe, tra la festa dell’amica incinta e il matrimonio di quelli che si sono conosciuti a agosto scorso a Formentera impastati de mdma ma adesso vogliono mettere su famiglia, l’addio al nubilato di quella ancora vergine prima del matrimonio dopo 14 anni di fidanzamento, la svolta imputtanita di una che si è mollata dopo una relazione di nove anni. Noi, autonome, ancora bonazze, coi tacchi meno alti di qualche anno fa, più libri letti e soprattutto scevre da qualunque ansia da “ma se poi copuliamo magari pensa che…”, consapevoli della nostra sicurezza e del nostro ruolo del mondo ma nonostante tutto terrorizzate dall’idea di essere l’ultima stronza rimasta senza mezza mela.
A questo punto avremmo già dovuto ave accumulato un bagaglio di esperienze medio: un vecchio, un giovane, un bonazzo, un cesso, un tamarro, una storia seria, qualche botta e via, uno straniero, un malato di mente, un tonto.

Di conseguenza non dovrei soffermarmi a ribadire che alcune categorie vanno evitate come la morte: gli ipster, i mammoni, gli attivisti politici, l’intellettuale che si informa coi blog del Fatto Quotidiano, gli omofobi, i fumatori, quelli che ancora escono in comitiva, che non amano gli animali bensì la palestra. Giusto per dire i primi che mi vengono in mente.

Purtroppo però non c’è esperienza che tenga, non ci sono palate sui denti che insegnino abbastanza che il tutto si riduce a un duopolio perenne di errori che si ripetono insistentemente, ci si accanisce sempre e sempre e ancora su a) quello che non si vuole impegnare manco sotto tortura e b) quello che dopo tre mesi ti vuole sposare.

Quello che non si vuole impegnare:
indovina un po’? Non si impegnerà. Le persone non cambiano, uno è come è blablabla…tutte cazzate. Semplicemente questo non è disposto a cambiare per te, fine, stop. E’ inutile ripetersi che forse non è ancora pronto. Amica, forse invece  lo è, ma non per te. E’ inutile che cominci a lavargli a casa tua le mutande pur di incollargli qualcosa da te, qualcosa che vi faccia sentire “beh non è che conviviamo ma è come se “: non convivete e non è come se. Sai cosa fanno quelli che convivono? Convivono.
Nei casi più rognosi succederà che arrivate a ordinare anche 14 chili di confetti ripieni e poi scapperà all’ultimo, perché lo spirito di sopravvivenza vince sempre.
Lo so che sentirsi sole è brutto ma ancor peggio è sentirsi svilite, non abbastanza apprezzate, sempre dietro a un treno che non prenderemo mai. La verità è che non gli piaci abbastanza, diceva il film, quindi se continui a starci la verità è che non ti piaci abbastanza, dice ‘sto blog. Comprati scarpe nuove e liberati di questo macigno attaccato all’autostima.
Che infatti lui poi sei mesi dopo va a convivere con un’altra e dopo un anno e mezzo si sposa. Nella maggior parte dei casi, poi, dopo due anni avrà l’amante di 23 anni.

Quello che dopo tre mesi vi vuole sposare:
se possibile, questo è peggio del precedente. E mo ecco che arriva l’orda di “ma io e il mio ragazzo abbiamo avuto un colpo di fulmine” e gnignigni. No, al massimo un colpo di culo. E poi le cose si vedono sul lungo periodo e comunque sia fare sempre quello che ti senti spesso è una cazzata. Io mi sentivo di desiderare dei figli con quel tamarro con l’Aprilia SR giallo limone, a 16 anni. Ringraziando Dior, ho sempre pensato e sempre penserò che un po’ bisogna anche ragionare.
Mi ha detto che mi ama, sì vabbè usciamo da un mese e mezzo ma prima ciattavamo. Ormai sono 6 mesi che stiamo insieme. Eccerto, perché uno considera lo stare insieme dalla prima volta che hai pomiciato dopo due volte che ti eri scorciato per caso in un tunnel della metro gialla.
Una delle scuse più gettonate per dare corda a uno così nei discorsi con le amiche è “ma ormai, arrivato a NUMEROICS anni (perché questa la usano le 24enni come le 50enni, posso darvi nomi e cognomi) uno sa quello che vuole, siamo maturi quindi quando trovi quello che cerchi lo sai”.  Ora, qui si possono aprire diatribe infinite sulla questione, ma una cosa è certa: due persone mature non fanno una relazione matura. Se ti conosci poco, se hai fatto poche esperienze insieme, se la vostra relazione ne ha passate poche, non ha visto più di qualche primavera…beh, siete due persone mature con una relazione giovane. E per quanto certe affinità si intercettino, la vita insieme è un’altra cosa.
Pensateci prima di prendere un mutuo, pensateci prima di fermare la data col fioraio. Rallentate un attimo e pensate a qualcosa del tipo “ma se una cosa è tanto vera e tanto importante, perché bruciarsela subito? perché non aspettare il vaglio del tempo? “. Perché deve mettervi il cappio al dito dopo 7 mesi e proprio non può resistere a festeggiare prima un anniversario? Non è forse questo un modo per metterci una pezza d’oro bianco su quel che manca? E a chi mi vorrebbe rispondere “ma allora perché NO?” beh, perché la posta in gioco è troppo alta per non prendere tutte le precauzioni del caso.
Certe parole sono importanti e vanno pronunciate in un contesto degno,  il discorso di Obama alla sagra della polenta de Colleluna non avrebbe certo fatto lo stesso effetto.
Un uomo che non sa aspettare creerà sempre problemi, uno che non aspetta ha qualcosa da nascondere. (vedi alla voce: sciopping, dubbi esistenziali, parcheggio, petting,  scelta del vino, desiderio di maternità)
Visto che dovreste passare insieme l’eternità, chiedetevi il perché di tanta fretta.
Comunque, se avete fatto la cazzata e ve ne siete pentite, contattatemi in privato che mio marito fa anche il divorzista mannaro.

Adesso, per completezza, ci vorrebbe un bel consiglio su come riuscire a non inacidirsi col tempo, a non  perdere le speranze di una vita a due, a restare propositivi senza svendersi all’80% con il primo passante, a non odiare le donne incinte e coi passeggini…ma un consiglio preciso non c’è. Tutto sta a costruirsi una vita gradevole ma non chiusa, ad avere una casa in cui da soli si sta benissimo ma in due non  si starebbe troppo stretti.
Insomma: la soluzione è essere equilibrati ed è per questo che io sono la persona meno adatta a insegnarvi come.
Una cosa è certa munitevi di un amico uomosessuale  e non lasciatevi andare in disuso, allenatevi a emozionarvi anche fosse solo coi film o con le foto di gattini su Feisbuc, allenatevi a flirtare prendendo il caffè in un bar del centro piuttosto che a casa, allenatevi a guardare sempre quelli che vi piacciono per strada ché non c’è niente di male, e datela via come se non fosse vostra ché non sia mai cadesse in disuso si seccasse e cascasse.

 

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YOUNG & BEAUTIFUL – dopo cinque anni di blog ho svelato il mistero misterioso

Avvertenze: post a contenuto personale quindi per forza di cose un po’ pallosetto.

Questo blog sta per compiere cinque anni, è un po’ acciaccatello ma resiste aggrappato a me.
Io, per la cronaca, sto per compierne 19 anche quest’anno. La ventina s’avvicina e un po’ d’ansia è naturale, credo. “Non oso immaginare cosa sia compiere addirittura 30 anni, dev’essere terribile”.
Da cinque anni a questa parte sono cambiate davvero tantissime cose: Umbria, Europa, Roma, Milano. Università, lavoro, master, nuovo lavoro e poi ancora nuovo lavoro. Grandi certezze che sono state scordate ancor prima di avere il tempo di sgretolarsi. Capelli biondissimi e poi castani (vomito) e poi rossi e poi castani e poi biondi e poi superbiondi. Insomma la vita è cambiata e io con essa e per essa e soprattutto il blog è cambiato. L’elenco degli uomini non mi metto manco a farlo perché a) non me li ricordo tutti b) c’abbiamo tutti una vita a cui tornare dopo questo post c) stanno tutti scritti nel blog d) faccio prima a dirvi quante mutande mi sono cambiata.
Se c’è sempre stato un filo rosso che ha condotto gli avvenimenti della mia vita beh, quello è il pathos amoroso. Presunto, immaginato, reale, sofferto, superficiale, malato, strafigo, gonfiato e sgonfiato e poi vero.
Se il blog è tanto cambiato è anche perché l’amore è tanto cambiato e no, non è che non c’ho niente da raccontare, ma ho sempre voluto che questo fosse uno spazio dove farsi due risate – magari anche amare – e non quello in cui qualcuno viene qua a capire perché e per come e appena ho beccato un mezzopsicologo de sta ceppa l’ho fermato all’ingresso: a casa mia si gioca con le regole mie. Va da sé che è molto più facile farsi due risate sull’ennesima sfiga che descrivere cosa sia la vita di una persona in un rapporto complesso e delicato come quello di un matrimonio, è servito anche a me metterla giù a ridere per non dovermi disperare davanti all’ennesimo caso da Centro di Igiene Mentale che si infilava nelle mie lenzuola o nei miei sms (e poi ora il PD mi dà maggiori soddisfazioni). In cinque anni, sicuro come l’oro, sono cascata nella trappola della storia ollain e ne sono uscita ammaccatella e piena di aneddoti.
In questi cinque anni ci sono sempre state le mie amiche, quelle vecchie come MAU e AGB  e quelle nuove come AmicaUmbra e infine Mun. Le gioie e i dolori sono stati condivisi e sviscerati e festeggiati e vissuti appieno anche grazie a loro e alle loro storie sfigatissime o a lieto fine.
Proprio con AGB, quella che vive la vita in groppa a un cavallo molto simile al mio, parlavo di come sono cambiate nel giro di così poco tempo e di come quattro anni fa sembrano quattro secoli fa.

F: amica ti devo confessare una cosa….come tu sai io amo molto Primate, d’altronde…come non amarlo? davvero non mi manca nulla con lui ma ultimamente ho un po’ di nostalgia di …mmm …come spiegare… dello stare male per amore cioè lo so che è una cagata ce vole poco a di “stavo benissimo quando soffrivo” una volta che stai tranquillissima però non so, sai quella roba tipo le pene d’amore che ti senti le canzoni melense? ecco,una cosa così non mi identifico più in nessuna canzone d’amore sofferto

AGB: si anche io ci penso! secondo me a noi piace harmony, si, e poi nel tuo caso secondo me c’è anche il fattore matrimonio, insomma è mentalmente un bel cambiamento…ok a me spaventa che non tromberò mai più con nessun altro, l’ho detto, ecco

F: ah beh, sta cosa è assurda, tipo mai più primi baci, mai più appuntamenti al buio, cose così. E’veramente molto strano pensarci dopo che per anni e anni  abbiamo inseguito gente della peggior specie

AGB: però poi razionalmente mi accorgo che è una cagata, come se Goma che mi chiede di usare la nivea* sia qualcosa che può mancare. CAPISCI??? MAI PIù GOMA MAI PIù dovrebbe essere il motto della felicità!!!però ci hanno regalato delle grandi storie da raccontare, questo va detto, a volte non mi sento pronta a non avere nulla di nuovo da raccontare ecco…se poi una single mi chiede come va, mi rendo conto che mazzo, va proprio bene! cioè sono felice tutti i giorni!!! WOW

F: io lo vedo quando parlo con amiche come MAS poracce, che per loro è una chimera quello che abbiamo noi. C’è da dì che, mazzo, noi ce lo semo anche meritato dio santo (se non ci credete cliccate il tag “relazioni” e andate indietro nel tempo, n.d.a.)

AGB: si ma allo stesso tempo non gli rispondo perché sono sicura che non ci crederebbero, Frangia diciamolo, ai tempi avresti mai pensato di poter essere davvero FELICE? io no ma manco se me l’avessero giurato

F: anche io non lo dico, un po’ non voglio passare per la vecchia accasata e un po’ che mi pare brutto per loro, io ho sempre pensato che me sarei sposata con Lui accettando una quantità di compromessi inaccettabili soprattutto con me stessa, figurati. 

 AGB: e invece capita, ecco la vecchia accasata, io mi sento spesso cosi, è la definizione giusta, essere una vecchia accasata mi fa felice, ti rendi conto? però non lo voglio ammettere
F: ieri PerfettoCoglione mi chiedeva quand’è che sono passata da essere una persona in balia di qualcuno, appresso all’amore sbagliato a quella che sono ora. Ma come si risponde a una domanda così? boh, forse è stato Primate che ci ha messo un punto facendomi capire che le cose possono e DEVONO essere diverse, e che tutti quei casini erano cazzate fatte di niente, problemi grandissimi per sentimenti molto più piccoli
AGB: quello che ha cambiato tutto per me è stato capire che con Cervellovale è tutto facile: se voglio scrivergli gli scrivo e viceversa. Se vuole vedermi mi vede, e vuole vedermi sempre. Conviviamo ed è semplice. Se voglio stare con le amiche ci sto e non devo spiegarglielo. Se sono in un altro continente per lavoro lui mi aspetta a casa per sapere com’è andata e non c’è niente altro da spiegare, è bellissimo. 

L’amore è vero quando è semplice. Al cinema.
Ma la vera domanda è: può trasformarsi invece in qualcosa di complicato? cioè è semplice e bellissimo, tra 10anni? ANSIA

 E qui spataffioni su spataffioni relativi alla nostra paura di avere, tra decenni, mancanze di poesia nella nostra storia e il terrore di fare una cazzata del tipo “sai quei periodi in cui vuoi vedere la poesia anche in una merda di cane?”.
E ‘nzomma felici delle nostre massime, contente e soddisfatte della saggezza dell’età e delle nostre storie stabili e felici, del nostro armadio condiviso e del nostre dispense colme, cambiamo argomento.
Poi, all’improvviso, fulmine a ciel sereno, una gelida verità mi assale:
F: Ma mazzo AGB, ma mazzo! Anche noi…”l’amore è una cosa semplice” lo diceva anche Tiziano, ma cribbio, ma non ci siamo inventate nessuna teoria geniale mazzo! 

AGB: Avevamo la soluzione davanti e non l’abbiamo voluta sentire ,TIZIANO PERDONACI! 

Comunque io questo blog l’ho aperto il giorno dopo una sbornia colossale, per non pensarci e smettere di vomitare.
Quel vino di campagna non l’ho mai più toccato in vita mia visto che le conseguenze sono state “gente che ti cerca in un bosco mentre tu dormi e fai le bolle sotto al mucchio dei cappotti”.
Avere un blog è bellissimo, apritevene uno non per diventare un bloggherdestacippa ché tanto la Ferragni è sempre più fregna di voi, ma perché rileggendolo a distanza di anni magari vi capiterà di capire che smettere di tenere il passato nel proprio presente è uno dei modi migliori per costruirsi un futuro.
E scusate adesso ho detto una frase alla Baricco e, mi faccio un pat-pat sulla spalla e mi pulisco la mano da sola, limortaccimia. Il punto è che la verità è come i gatti: non la trovi mai quando avresti tanto bisogno di stringerla tra le braccia, tu stai lì rassegnato davanti a una tazza di latte scremato e cereali da cinque euro e arriva, ti posa una zampetta sulla gamba e pretende qualcosa da te, pretende che la guardi e reagisca.
Il blog arriva al suo primo lustro, auguri figlio mio, e io compio 20 anni.Berrò cosmopolitan, mi comprerò un bel paio di scarpe scomode, spettegolerò con le mie amiche, continuerò a pensare che chi sposa un uomo microfallico ha un qualche problema, mi godrò il mio essere fuori dal chetfaiting delle singollédis osservando così l’altra metà del cielo con più obiettività, andrò a farmi il ritocco dell’ultimo tono di biondo sperimentato in testa e che Raffaellamespicciacasa e, sì, imperterrita continuerò a fantasticare su Pistorius cercando di non pensare ai suoi ultimi trascorsi nelle pagine di cronaca.
Insomma, tutto è rimasto com’è perché tutto è cambiato.
E infatti il Gattopardo m’ha sempre fatto due palle come una casa e non smette di certo adesso.
*Goma, pescion fruit di AGB  che se ne uscì con una poesia composta all’incirca da questi versi “metto la nivea sul comodino così possiamo giocare un po’ ” e volgarità di pari rango
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Accendi un vandalo in me

Molte volte ho parlato (male) dell’agenzia che cura la comunicazione del PD.
Comunque di solito, non fosse altro che per qualche legge statistica sulle probabilità, una ne dovrebbero azzeccare. E invece no, il PD è proprio specialista in questo: se qualcosa può andar male, lo farà, poi arriverà il PD e farà peggio.
Il PD c’ha proprio il senso del peggio gratuito. Fa schifo non indignarsi davanti al caso Cancellieri? Certo che fa schifo e quindi o lo si dichiara oppure, magari per opportunismo, si sta zitti e consenzienti. Il PD invece no, il PD ama il virtuosismo, scatena una falange di difensori dell’indignazione, ce la cantano avanti e indré in coro Civati e Renzi, l’indignazione uber alles…e poi infatti acconsentono, come nulla fosse.
Io, in una qualche forma malata, li ammiro sti militanti del PD pronti a sostenere tutto e il contrario di tutto senza nemmeno sentirsi in dovere di trovare una supercazzola politichese per giustificarsi. Facciamo così perchè facciamo così e tanti saluti al pensiero logico, alle ragioni vedute e alla coerenza.
In più c’è la questione dei famosi due euri di “contributo per le spese organizzative” che, repetita stufant, sono una cazzata mortale e mostruosa soprattutto alla luce di ciò che si va a finanziare. Quel saggio uomo di mio marito Primate su certe cose non sbaglia e quindi “è bene che i soldi di separino dai cretini” eddaje piddini, daje co sti du’euri.
Ma non divaghiamo, ho iniziato questo post parlando delle campagne di comunicazione del PD che, va detto, effettivamente esprimono appieno il sentimento che anima sta armata Brancacoione.
Stamattina esco dalla buca della metro e mi trovo circondata da questi nuovi fantastici manifestoni, poi sento salire dentro una biscia calda, un’emozione antica con vesti nuove…sì, proprio lei, la voglia di scrivere stronzate sui muri.
Quell’istinto da vraiter represso dal senso civico dell’antivandalismo.

Lasciate che gli Uniposca vengano a me!

Ma ho (ancora) 29 anni e tra cinque minuti apro l’ufficio, quindi non faccio niente ma arrivo alla scrivania e mi sfogo:

otto dicembre 2

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Le 5 canzoni di un genere che non so definire ma che sono proprio di quel genere che mi piace tanto

A parte che è una vita che non scrivo una specie di classifica.
A parte che non leggo un libro di Hornby da troppo tempo.
E poi comunque io a ste definizioni moderne tipo “prog” non le capisco mai bene del tutto fino in fondo, già pe raccapezzamme co “indie” c’ho messo i miei tempi.
La musica è un argomento complesso da trattare.
E’ molto più personale del fatto, ad esempio, che ho il ciclo decisamente poco abbondante.
Ne ascoltavo di meglio da ragazzina, ero più aggiornata, mi sparavo emtivì di continuo e masterizzavo anche l’animadelimejo. Comunque sia se non ho il lettore emmepitrè mi sento abbastanza male. Poi però non c’ho mai voglia di cambiare i file dentro e arrivo ad ascoltare le stesse cose per mesi e mesi.
Quando mi capita (ma quando mi capita?) che mi chiedano quale sia la mia canzone preferita rispondo sempre, per pigrizia, Don’t speak dei No Doubt. In effetti è una canzone che mi piace tanto ma non credo che sia la mia preferita, diciamo che è una risposta preconfezionata che accontenta un po’ grandi e piccini, rocchettari e cafonari.
Ma poi, preferita de che? Preferita se sto al quarto gin lemon, me fanno male i piedi per i tacchi e sto con le amiche allora è L’amour toujours. Preferita se mi voglio tagliare le vene per lungo e largo e dietro le ginocchia come il poro Seneca,  probabilmente è Replay di Bersani.
Insomma, la musica è una roba complessa, cambia con l’età e coi periodi e coi ricordi che ci si associano.
E’ per questo che lentamente sono arrivata a comprendere quale sia il genere di canzone che mi piace tanto, quello che non citerei mai tra i miei preferitissimi ma quando passa nella riproduzione casuale del lettore non salto mai. Nzomma quella singassong che è sempre il momento buono per ascoltarla.

E quindi ecco le cinque canzoni tipiche del genere che piace tanto a me:

5. Jaqueline – Franz Ferdinand

4. Love Long Distance – The Gossip 

3. Bugiardo – Tre allegri ragazzi morti  

2. Lonely Boy – The Black Keys

E prima tra tutte una canzone che adoro, seguito della splendida Andate tutti affanculo ben più famosa, dalla melodia fricchettona e ondeggiante, ste schitarrate da scampagnata con la parrocchia, il coro da concerto mbriacone, e dal testo ricco in perle di saggezza.

1. Atto secondo – Zen Circus 

 

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ASTENERSI BUONISTI – il mio sguardo insofferente al mondo del lavoro

Durante le 8 ore tenedenti alle 11 di lavoro quotidiano ho sempre aperta la finestrella di gimeil.
Lì, tramite la ciattina di gogòl mi tengo sempre in contatto con AmicaUmbra, ci scambiamo linc scemi o ci chiediamo come va. Nzomma, prima vivevamo insieme e questo accadeva la sera davanti a una tisana, ora che siamo diventate signorine grandi manteniamo questa costanza così.
Noi siamo due del centro Italia che hanno trovato lavoro senza spinte nella Milano già bevuta dei giorni nostri, ci siamo barcamenate in professioni più o meno adatte a noi e siamo giunte ad avere, tra un sospiro e l’altro, lo stipendio a fine mese. Io ho avuto modo di mantenere lo stesso lavoro dal mio trasferimento, faccio la balia di The President un riccone (chissà per quanto ancora) che s’è comprato un’azienda e gioca a farla fallire. Sta ottenendo risultati strabilianti.
Il mio lavoro inizialmente mi piaceva abbastanza, bella gente e bei discorsi, tanto francese, tanta Cote d’Azur, tante traduzioni legali…insomma, un bel modo per rispolverare la laurea unito a quell’aurea di intoccabile che solo essere il braccio destro di qualcuno di potente sa darti.
Non è il massimo? Lo so bene, io adoravo il mio lavoro di Roma, mi coinvolgeva e faceva innervosire, mi sfiniva e dava soddisfazioni e, per quanto qui sia tutto diverso, ho sempre cercato il buono di un posto di lavoro di alto profilo e relativamente affidabile, di un contratto lungo addirittura 12 mesi e con i bonifici di stipendio addirittura tutti i mesi.
Dentro di me ho sempre covato l’idea e l’aspirazione e la speranza di tornare a lavorare in comunicazione,  di fare quello che mi viene meglio e in cui mi sento a mio agio: mettere un tailleur e intrattenere relazioni istituzionali, elargire sorrisi anche con le vesciche sotto a piedi, ingozzarmi di nascosto di roba di catering di primo livello, guardare da vicino un mondo che più conosci e meglio lo eviti.
A contatto coi Signori della Guerra ho visto sta gente che mi ha fatto spesso -sempre?-  schifo, La Russa per dirne uno, gente che dall’alto dei suoi premi di produzione trimestrali da novantamila euro, veniva a piangere miseria con me perché le sue azioni del Palazzo delle Guerra avevano perso valore. Genitrice una volta mi disse “ma non ti viene di mandarli a fanculo?” eccerto che mi veniva e mi viene tutt’ora, ma ho elaborato un distacco chirurgico, ho visto davvero la decadenza putrefatta che c’è dietro tutte queste storie di soldi a palate. Dopo aver invidiato l’autista e le quattro carte di credito per dieci minuti buoni ho scovato il referto di tentato suicidio della figlia diciottenne, dopo aver sbavato sulla barca nel porticciolo di Cannes ho visto lo status di uozzap della ragazzina dodicenne col padre al terzo matrimonio “odio tutti”. Insomma se quella montagna di presunta bella vita, senza eccezioni, l’ho sempre beccata a doppio filo con qualche voragine sul dramma personale.
Sono come i cinesi, dico sempre, sono semplicemente molto diversi da noi ma non ci scambierei manco un’unghia.
Ma se pensate che questo sia un modo lungo e giracheterigira di dire “meglio nascere fortunati che ricchi” o solo “i soldi non fanno la felicità” beh, fermi tutti, non è come sembra caro!
Io sti mondi li osservo per lavoro e, onestamente, fare comunicazione con tanti soldi è stato bellissimo. Vogliamo mettere fontane di cioccolato alte tre metri? Mettiamole. Vogliamo mangiare al Savini in galleria a Milano? Prenotiamo. Vogliamo offrire i biglietti della prima alla Scala? Offriamoli e già che ci siamo sponsorizziamo un fantastico museo d’arte moderna.
Tutto ciò è stato semplicemente divino, soddisfacente, grandioso, divertente e clamorosamente sulle spalle dei contribuenti.
Ora no.
L’amore che strappa i capelli è finito oramai [cit.] e sono qui, in un’azienda che dovrebbe produrre prodotti che non produce comprando materiali da fornitori che non paga per vendere i suddetti prodotti a clienti che non comprano e, quando comprano, non ricevono la merce. Tutto questo, in one word: la crisi, beh, mi fa cagare.
Mi fa schifo, mi annoia, mi stressa di quello che stress che ti fa venire voglia di ammazzarti e zero adrenalina.
Mi chiamano sti poracci per il saldo di fatture da 400 pidocchiosissimi euro, mi chiama quell’altro che ha comprato una felpa cambogiana da cinquanta pidocchiosi euro e siccome non gli è arrivata allora pensa di potermi dire che io non capisco quanto sia grave. Mi arrivano email di gente che dice di citare personalmente in tribunale me, Lafrangia Liscia, perchè pare una volta j’ho risposto al telefono e detto di chiamare l’amministrazione e allora sono cattiva e metteteme dentro e buttate le chiavi.
Mi chiama un birraio artigianale a dirmi che per l’evento vuole mille miseri euro per la fornitura e devo rispondergli che è troppo. Troppo? Ma se na cena tra quattro stronzi che siamo io, il Primate, AmicaUmbra e Altissimo ne spendiamo 60 di Falanghina? Io non ho davvero parole.
E poi c’è un altro aspetto: gli annunci di lavoro. Ogni volta che ne pubblico uno ricevo 200 o 300 cv in meno di 24 ore ed è avvilente. E’ la prova provata che devo anche dire grazie e sissignore perché almeno io uno straccio di lavoro ce l’ho. E comincio a ricevere telefonate su telefonate di persone della mia età o anche più grandi che dicono “io ho bisogno, ho un bambino, vengo anche per poco” e, siccome non sono una bestia, cerco sempre di dare una spiegazione con tono carino, di essere sincera, di svicolare un po’ dalle direttive per cui “se li volemo li chiamamo noi” e “le faremo sapere”, perchè ho ben presente quanto faccia schifo stare a casa in attesa di un donatore di lavoro. Ma essere carini sempre per pura pietà va bene, solo non va bene 300 volte al giorno, è deprimente. Quello che all’inizio dicevo con spontaneità e entusiasmo, con sincerità e comprensione ora è sempre la stessa frase stantia che suona vuota e falsa.
Lavorare così è pesante, è svilente e non è per niente figo.
La vita di ognuno di noi è piena di piccole miserie, almeno al lavoro voglio scialare, voglio poter pensare un minimo in grande.
E, sì, lo so, a scuola non c’hanno manco la carta igienica per pulirsi l’ano, lo so. Ma qui è il privato, qui questi cercano maldestramente di ammonticchiare capitali, non c’è nulla di nobile, nessuna velleità educativa.
Io voglio immolarmi per otto ore al giorno alla grande de dello spendi&spandi: l’immagine aziendale.
Basta morti de fame, basta fatture insolute, basta insulti per poche centinaia di euro, basta ragionare sempre da miserabili. Che due palle.
Meglio ricchi che poveri, mi spiace, ma da qui non se scappa.
Lo sporco capitalismo ce lo siamo preso, farà anche schifo, però godiamocelo.

A me lavorare coi poracci fa schifo, questa è la verità.
Ridatemi i politici corrotti, ridatemi i caccia che scoreggiano il tricolore, ridatemi i musei, sono Bionda, ridatemi le mie maledettissime fontane di cioccolato.

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