Non il presepe, non gesubbambino ma lo zenzero [cit.]

Sto rosicando fortissimamente, ho bisogno del mio chindol per scrivere le mie recempsioni. Sta cosa mi manda fuori di testa.
Spendo e spando soldi comprando riviste e, udite udite, lo sapere che a Camerondiaz je piace fa la donna oggetto? Per dirne giusto una.
Ho anche comprato Internazionale che, correggetemi se sbaglio, è la rivista letta dai veri antipatici sapientini demmerda. Sembro Guastardo della Radica bionda, coi miei settimanali.
Oltretutto vado in giro coi mandarini e mi scordo di mangiarli in ufficio, così quando esco e vado in metropolitana e becco il Primate lo costringo a mangiarne qualche spicchio, anche se lui odia la frutta. Mi fa “ma perché vuoi che io lo mangi?” e io ho risposto che non voglio sembrare una di quelle pazze che girano con gli agrumi e allora lui, che è meraviglioso, s’è ingollato due spicchietti di un mandarino cattivo e tiepido.
Tra le cose successe ultimamente possiamo annoverare: ho fatto pace con MAS (forse non tutti sanno che non ci parlavo da 3 anni per un motivo che non ci ricordiamo), ho beccato in profumeria ad Agrate Brianza (sigh!) una del mio borgo natio selvaggio e la cosa mi ha semplicemente sconvolto, ho sgamato sul web un vlog di uno che mi piaceva da giovane e mi sono davvero posta delle serie domande su me medesima(non fossero bastati i ginz Fornarina color oro),  ho scelto i confetti per lo sponsale, mi sono comprata due paia di stivali molto belli, smesso la dieta e ripreso un chilo e mezzo.

Passiamo a un post a tema stagionale: le feste comandate.
Già agli albori di questo blog avevo espresso la mia opinione sul Natale (per chi non se la ricordasse, è qui) e ormai tutti sanno che io detesto gli addobbi; non mi resta dunque che fare degli auguri propiziatori.
Considerate che le sfighe che mando di solito arrivano, vediamo se funziona anche fuor di iattura.

Quindi, cari miei sparuti lettori, vi auguro che il nuovo anno vi porti quelle cose che non vi cambiano la vita ma ve la migliorano un casino. Per dire, non vi auguro di trovare una valigia con un milione di euro di cui nessuno reclama lo smarrimento, né di votare quel premier che poi si rivelerà buono  e giusto perché questa è utopia e, seppermetti, le utopie fanno tanto comunismo e il comunismo fa tanto Germania dell’est, che a sua volta fa tanto tuta acetata e calzini coi sandali, quindi no.
Io spero davvero nel profondo del mio cuore che troviate un blascino perfetto per il vostro incarnato e un contorno occhi che sgonfi davvero le borse, o una di quelle creme che davvero renda il vostro pene più lungo di mezzo centimetro. La meraviglia è nelle piccole cose, ma non è che più so piccole e più meravigliano eh. Spero che la profumeria dietro casa faccia svendite sui profumi di Scianel perché non tiene più la linea, che in palestra mettano sempre quella canzone supercafona che però vi piace tanto ma vi vergognate a tenere nell’emmeppitrè.
Se malauguratamente doveste essere disoccupati, spero almeno che l’insegnante del corso obbligatorio statale sia un bonazzo o abbia le bocce grosse.
Vi auguro le piccole gioie del quotidiano, insomma. E anche un Monclerino che non vi faccia sembrare dei ciccionazzi budrillozzi.

Detto questo, stiamo per assistere al mio ultimo Natale da nubile. Oddiomadonna.

Tiè, non dimenticatemi!

ORNITOLOGIA E MISTERI

Insomma a fine settembre io e Primate andiamo a fare la prova del ristorante. Sì, sì, il ristorante per il matrimonio, esattamente. Quindi, sì, stiamo scegliendo la data e i fiori e la musica e tutto quanto. E no, non abbiamo ancora abbastanza soldi. E, sì, ovviamente mi sono già messa a dieta (consiste nel mangiare passati di verdura e quindi dimagrire un po’ per le poche calorie e un po’ tramite cacarella).
Quindi, insomma, io un mio equilibrio sentimentale devo dire che l’ho trovato. Certi giorni ammazzerei il mio bello, ma se così non fosse probabilmente non me lo sposerei. Lascio a un secondo momento quelle riflessioni tipo: e quindi pensi di non accoppiarti mai più con uno che non sia lui? Sono decisioni di un certo calibro.
Fatto sta che, come questo blog dimostra, i rapporti maschio-femmina sono sempre più complicati. Sembra che più andiamo avanti con gli anni, cresciamo, facciamo esperienze e meno troviamo il verso di comportarci in un modo che funzioni reciprocamente. Sono cose che ti fanno rivalutare il “vuoi metterti con me? fai una croce su SI’ o NO”, almeno era chiaro e semplice e una prendeva una posizione e lì stava sino a che non ci si lasciava. Adesso è tutto un andirivieni di metti-foto-su-feisbuc, mi commenta, mi dice mi piace, ciattiamo ma non mi chiama, usciamo da due mesi ma non trombiamo, trombiamo da due mesi ma non usciamo, mi ha portata a cena con gli amici ma non mi ha baciato, ci scrivevamo email da un mese quindi ora siamo fidanzati in casa…in a few words: la gente stanno male.

E questo è un paragrafo.

L’altro invece è questo:

Mun è l’amica dell’università del Primate, avvocatessa già a ventisette anni ha passato la sua vita a studiare tantissimo e ascoltare musica grezza. Un metro e mezzo di donna con stupendi occhi celesti e  capelli castani tagliati sempre diversi, la riconoscereste per strada grazie alla sobrietà dei suoi abbinamenti come il turchese+pesca+beige per il lavoro e il giallofluo+fuxia+arancione per la vita di tutti i giorni. Un fisico compattino che si sta dotando di tette con una cura ormonale e un culo decisamente a mandolino abbinato a un carattere tosto e puntiglioso e permaloso ma affettuoso.
Insomma, una donna complicata ma con due belle cosce.
L’anno scorso è uscita da una biennale relazione con un uomo che lei definisce meraviglioso e bravissimo, ma comunque si sono mollati. Dopo un viaggio da sola a Nuova Iorch e un’americanissima strombazzée in ostello ha messo la testa a posto e s’è messa alla ricerca di un nuovo fidanzato. Come cercare una pianta di limoni in fiore al Polo Sud. Poi, non si sa come, ha avuto una liaison decisamente dangereuse con AggenteImmobbigliare. Ora, lui è di Roma Sud ma così tanto che si sente uno straniero rispetto a quelli della Garbatella. Lei è una che Milano c’è solo Milano, a Roma iniziano a lavorare alle 10, questi pantaloni sono una terronata, io vivo in centro e tutto il resto è hinterland. Non ho molto capito perché qualcuno ha pensato che potesse funzionare. Però sono stati cinque giorni di passione di quella che poi vai a calendula per almeno due settimane, a capisse.
Un po’ sfiduciata ma sempre tosta e gagliarda, Mun programma la propria estate: un uichend dai miei, uno dai nonni, uno con le amiche all’estero e…quasi quasi rivedo le mie amiche erasmus e vado a una festa in Germania. Quale migliore occasione per una bella inzuppatina estiva? E infatti arriva bella bella in Doiccland, zi mette qvalche vestitinen carinen und zi prepara a smignotecciare. Le amiche prontamente le presentano un tizio tedesco MA che vive parte dell’anno in Messico, vuoi che un po’ di calor latino non ce l’abbia? E infatti alla prima occasione le piazza le mai sul suddetto culo. E bravo ragazzo, chiamiamolo il Germano Irreale. Poi insomma pomiciano, pomiciano, pomiciano. Germano Irreale era arrivato alla festa insieme a un amico che chiameremo, a caso, il Ciccionazzo.
Ciccionazzo beve come una bestia e idem gli altri. Mun e Germano Irreale intanto paccano e paccano e via andare, come alle belle feste dei tempi che furono. La musica finisce, gli amici se ne vanno, buonanotte ai suonatori e Mun invita a casa Germano Irreale per concludere da trentenni una sonora pomiciata fra stranieri. All’orizzonte, però, si scorge Ciccionazzo ubriaco che si addentra nella boscaglia circostante il casale della festa. Germano Irreale, giustamente, corre a recuperare l’amico. Poi torna da Mun che lo stava aspettando pronta a una notte di passioni senza pensieri. E lui che fa? Lui in tutta tranquillità le dice che ha deciso di andare a ballare con il resto degli amici (tre, n.d.a.). Mun, sgomenta, torna a casa e fa lo spelling bestemmiato di tutto il calendario di Frate Indovino.
Ora, mi domando e dico, un uomo pomicia tutta la sera, dimostra in maniera manifesta la sua turgidità, ha davanti una bella donna italiana con gli occhioni blublublù  e che fa? Porta a spasso il Ciccionazzo, mi pare giusto.

Io non capisco, non capisco, non capisco e allora ballo la zarromusic:

*grazie a Mun, scopritrice di fiducia di talenti cafoni

BLASFEMIA PORTAMI VIA

Embè embè, signoramia, guarda che templeit che mi ritrovo.

Praticamente questo meraviglioso nuovo templeit è il frutto dell’amore cibernautico tra AmicaUmbra e Altissimo. Si esprimono così, sono timidi e nerd e per questo io sarò per sempre grata.

Nzomma, alla fine ieri ho speso 210 euro di maledetta Trenitalia. Ho anche detto una mezza bestemmia, la terza della mia vita.

La storia delle mie bestemmie, fra l’altro, è quantomeno singolare e variegata: la prima la dissi nella palestra dell’oratorio quando un tipo con le mesc mi spacco l’unghia appena riformatasi dell’alluce destro facendomene entrare i frammenti nella carne viva, copioso sangue uscì dalle mie scarpette con gli strass con cui mi allenavo a danza.

La seconda la dissi una volta che stavo magistralmente spiegando come fare il tiramisù a un tizio, proprio mentre sottolineavo l’importanza di non far cadere alcuna goccia di tuorlo nell’albume altrimenti questi non si sarebbe montato a dovere, ecco che si spaccò il tuorlo dentro la terrina degli albumi. Bella figura merdacea.

Ultima e blanda, la bestemmia di ieri sera. Più o meno la giornata si è svolta cosi: spendi 109 euri per un’andata e ritorno in Frecciammerda in giornata Capitale-Capitale della Moda. Vai a fare un colloquio mentre sul sedile accanto cambiano il pannolino a una bella bambina con gli occhi blu che non espelle comunque violette. Parla con la gentile ragazza del colloquio, preparati per tornartene dal Primate che ti attende capitolino, scopri che devi andare a fare un altro colloquio dall’altra parte della Lombardia. Perdi il treno, fatti venire a prendere dal suocero e vai a fare il secondo colloquio. Fai un test di logica incomprensibile, fai un test di autovalutazione della tua personalità, parla per un’ora con sto squalo bionda caschettata secca come la pelle di Carlo Conti. Rispondi quali sono i tuoi pregi e i tuoi difetti, dì i nomi dei tuoi capi, dì che cosa ti piace del tuo lavoro, dì quanto prendi di stipendio, volevo anche dire 33 ma non me l’hanno chiesto. Rimettiti in macchina col suocero, fai conversazione di cortesia, torna alla Madunina, paga altri 91 euri di treno ché il biglietto prima non è variabile né rimborsabile. Vomita due volte in treno con dei sudamericani che berciano. Dormi, leggi, arriva a Termini, non baciare il tuo fidanzato che hai l’alito di vomito, rientra in casa che sono le 11 piem. Poi dici una non è blasfema.

Tutto questo per postare una canzone bellissima che mi ha fatto conoscere il Primate Abbigliato:

DONNE IN RINASCITA

Una parola di conforto per ogni tuo discorso

sarà la cura ad ogni tuo rimorso

prendo nota e non dimenticarti questo.

e se t’annoi tieni il resto

Dari – Più di te

Il titolo è quello del brano di Jack Folla su cui abbiamo lacrimucciato tutte, ma tutte proprio. Nemmeno l’odioso quanto stuzzicante Fabio Volo ce l’ha guastato, parla di noi, di noi tutte nelle nostre debolezze tanto evidenti persino all’occhio di un bipede maschio.

Comunque, torniamo a Roma, pianeta casino. Rientra Amica Umbra in casa e le dico che o mi offre la cena o dovrò mangiare tonno e mais. Decidiamo di far coincidere le dispense nel crostone Galbanino e funghi molliccio sotto e bruciacchiato sopra. Ironizziamo appresso alle disgrazie giornaliere: io che mi perdo cinquanta euri nel nulla, io che pago l’affitto con gli ultimi soldi di tutta la casa, lei che per sbaglio scrive su messenger al suo capo che potrebbe anche sbrigarsi a pagarla e un sacco di altri drammi monetari che è meglio prendere a ridere.

Insomma le chiedo del tizio che forse “le batte i pezzi”, lei mi chiede del tizio che forse “mi batte i pezzi”, parliamo dell’assurdità del nostro lavoro, di cosa fare nel finesettimana, del capodanno naa capitale o in una capitale. In tutto questo c’è una costante: la faccia aggiapponata.

La faccia aggiapponata è tipica di chi, nonostante tutto, ha l’espressione felice di un giapponese ritratto in foto davanti al Colosseo: occhi stretti all’insù, sorrisone a bocca aperta, luminosità diffusa nel volto. E’ giovedì sera, noi siamo sotto la soglia di povertà, mangiamo Galbanino con un livello di singletudine che ci permette di metterla sotto sale [cit.] e nonostante questo ci pare che niente ci possa uccidere.

  • Alla fine è venuto bene sto crostone!
  • Co sta fame!
  • Senti…accendo il pc. Vediamo se c’è quello ollain…
  • Molto bene…metti una musichina.
  • Sentiamo “Anima Fragile”?
  • Eh? E perché?
  • Beh…non siamo un po’ troppo felici oggi? 

 

  

    LE 5 CANZONI “CIAO SONO GIOVANE E FACCIO DENUNCIA SOCIALE DEL PAESE REALE” EDISCION

    Innanzitutto vorrei dire una cosa: quando gli uomini parlano a tutti delle proprie pippette sono divertenti almeno quanto le donne che si lamentano delle mestruazioni urbi et orbi.

    Dopo questa presa di posizione forte, netta, senza se e senza ma, proseguisciamo [cit.] alla classifica delle cinque canzoni che hanno fatto delle note uno strumento di denuncia sociale.

    Mi è venuta in mente dopo che, domenica scorsa, mi sono trovata in casa un ragazzetto moro e riccio di cui ho scoperto il nome solo in seguito alla sua dipartita.

    Notizie raccontano che sia “amico” di una mia coinquilina, venuto dalla Sicilia con furore a manifestare con la Fiom e ad alloggiare un paio di giorni a Maison Dourange.

    Insomma, domenica sera mi preparo con tutti i piumaggi e i brillantini per andare a scecherarmi al 45Giri per il compleanno della Sirenotta, tutt’uno con Amica Umbra.

    Avvicinandomi all’uscio, passo davanti alla cucina e faccio “Ciao ragazze (alle coinquiline) e ciao a te, chissà se ci rivedremo comunque buon viaggio!”. Semplice, educata, veloce.

    Lui risponde con “Ciao, ma si ci rivedremo sicuramente perché RRoma è RRoma, cioè è uno dei miei progetti andare via da Palemmo, e RRoma è sempre stata una delle mie mete, la mia meta preferita. Anzi no, perché anche Londra, non so, non ho ancora deciso comunque a RRoma ci torno sicuramente. Ché io mi voglio trasferire….[più altre novemila parole che non ho sentito]”.

    E io “Eh, ciao”.

    Insomma il tizio senza nome non solo mi ha scassato le orecchie quando io avevo il fuoco della DenzinQuin su per le gambe, no. Ma anche quando gli ho detto “Molto lieta, Frangia” ha risposto “Sono un giovane comunista”. Adesso, cioè. Caro Giovane Comunista senza nome, fai silenzio. Sei in casa mia. Datti un nome, anche fittizio, che so Moiro, Ireno, Marino.

    Ma comunque, sottolineando che l'espressione "paese reale" non vuol dire una minchia, che -a meno che uno non si intrippi grandemente come di moda nel decennio scorso- nessuno vede bianconigli, che io quelli come Burtone li metterei a fare pulitura delle fogne pubbliche con il loro spazzolino da denti ascoltando minimo minimo gli inediti di Sal Da Vinci, che questo blog ritiene Fini credibile come l'asino della Brambilla, che se qualcuno se n'è accorto il Lodo Alfano vive e lotta insieme noi, che metterei Vespa a vivere in un plastico e molte altre cose di tal fattura, ecco a voi 5 singhessong a tema:

     

    5 – Caparezza Dalla parte del toro

    4 – Tre allegri ragazzi morti Bella Italia

    3 – Elio e le Storie Tese La terra dei cachi

    2 – Franco BattiatoPovera Patria

    1 – Rino Gaetano – Ti ti ti ti

    In realtà, come sempre, me ne sono venute in mente altre centomila ma le mie classifiche di hornbiniana ispirazione constano di cinque-elementi-cinque e non si sgarra.

    Le citerò lo stesso: Mal di stomaco di Fabri Fibra Monamur, Capo Fortuna sempre di Rino Gaetano (il 9 novembre ci sono i Ciao Rino a Roma, N.B.) un po’ tutta la discografia di Caparezza, Passerà la notte e Sempre allegri della (o dei) Bandabardò, Un numero degli Après la classe.

    Nella speranza che anche qui arrivi un messia, un Gandhi, un Victor Colombani o, semplicemente, mi chiamino a lavorare a Lisbona.

    LA SINDROME DI STOARROMA

    C'era una volta una giovane e procace bionda che lavorava nel pessimo mondo degli eventi istituzionali. E oggi non c'è più. O meglio, c'è una specie di reliquia di quella bionda giovane e procace. Reliquia è sempre bionda ma ha la ricrescita, a luglio è pallida come un cencio e ha una cacarella epica. Una di quelle cacarelle di cui non si ha memoria nella storia dell'uomo. Una cacarella che è talmente forte ma talmente forte che ormai Reliquia defeca acqua Lete. Ma prima che la sciagura facesse di me stessa Lafrangia, me stessa Reliquia, beh, prima sono accaduti dei fatti degni di nota per gente che degna di nota i fatti miei.
    Diciamone uno: ho portato Bancario a pranzo a casa mia di domenica coi parenti. Ma siccome c'era una parente sarda simpatica, Bancario non se l'è filato nessuno. Cioè, non è che l'abbiano ignorato, ma hanno appena fatto in tempo ad etichettarlo come "ok-va-bene-può-andare" e si sono fiondati sulle ventotto portate di cibo. Bancario si è trovato bene, si è spiegato molte cose di me, s'è appanzato, s'è abbioccato a tavola e via andare, senza smuovere una paglia.
    Diciamone un altro: è venuto a Roma da me AmicoGaioLondinese (AGL). Non so se ne ho mai parlato, lo conobbi a Trieste in uno dei pochi luoghi sociali che frequentavo: la mensa universitaria. Notammo da subito delle affinità elettive quali la passione per Madonna. In  più lui è stato il primo ad istradarmi sulla via della mia vera natura: la GheiAicon.
    Fatto sta che lui sogna di fare lo sceneggiatore e infatti lo fa. Però deve pure mangiare e quindi fa il commesso in un negozio di valige a Londra, a Piccadillisircus.
    Siccome sta vivendo una crisi amorosa col suo IndianoBello, tutto occhi neri e bicipiti, è fuggito una settimanella in Italì.
    Arriva il giovedì della fantastica inaugurazione del mio altrettanto fantastico ufficio. Unica cosa degna di nota lo sciampagnino con l'etichetta arancione, le tartine mela e salmone e le mie calze. Roba da infarto. Noi che amiamo FilipMatignon.
    Insomma AGL mi chiede di andare con lui a una cena in zona Gianicolo, a casa del fidanzato di una sua amica che sta a Roma. La PleiboiMenscion? Na catapecchia a confronto. Arrivo, in camicia bianca e ginz, stacchetto per le scale e vedo: 2 bonazzi, 1 vecchiotto, 1 simpatica, 1 sfattona e 3 attempate. Tutti cordiali e simpatici: l'attore in cerca di occasioni, l'avvocata di mezz'età zitella foreva, il riservato menager brizzolato bono per tre con un trencino tutto sessi, il padone di casa borghese ricchissimo e cordiale e la sua ragazza normale, la signorotta zitellissima e a capo di una grande industria, la sfattona creativa mezza brilla… Insomma, una roba che nemmeno in una commedia francese. Condite tutto con una ventina d'anni più di me e abbondante formaggio. Alla fine della serata, tutti mi chiedono il bis dei racconti in stile blog. Una delle attempate mi propone un corso di recitazione, gli altri mi chiedono di tornare. Come no, pare vero. E tutto questo perchè il mitico AGL doveva trovare un aggancio per uno stasg nel cinema amerregano.
    Diciamone un terzo: il 29 giugno a Roma è festa, i santi patroni. Quindi ho fatto ponte e il lunedì sera accolgo calorosa la proposta di AGL: "andiamo in un locale frocio?" Manco a chiederlo! .
    Organizzo una mini truppa composta da me, AGL, Ciminiera e Spilungona. Ciminiera, come ricordano gli annali, è una mia ex coinquilina coi capelli rossi molto bella e molto sarda, acconciata a trans per l'occasione. Spilungona è una frequentatrice assidua della mia ex casa molto bella, molto alta e molto secca. Da quando si tagliò i capelli venne soprannominata La Lesbica Anni '80, e se vai in un locale gaio non è un piccolo particolare.
    Speranzosi che accoltellassero AGL in un raptus omofobo, ci trucchiamo a dovere come tre passeggiatrici, si sa mai che arrivino le telecamere di StudioAperto.
    Insomma andiamo, beviamo un drinc (io una caipirosca alla fragola), e ci sediamo ad osservare la fauna: donne camioniste, uomini donne, uomini molto bonazzi. Ciminiera rimorchia un nero bellissimo e un po' troppo maiale. Tutta la mia stima alle donne che rimorchiano uomini nei locali ghei. Dopo un po' AGL ci presenta un paio di ragazze conosciute nella fila del bagno. Familiarizziamo e beviamo un altro paio di drinc. Morale della favola: finiamo tutti in pista con una di queste due donnesessuali che mi palpeggia e mi dice che noi tre non sembriamo camioniste e siamo belle. Ma va? Poi prende una matita per gli occhi e scrive I W UR LOVE sul braccio di Spilungona. Mettono una canzone di LediGaga e noi partiamo in coro e ci dimeniamo come matti, come se BedRomenz fosse
    il  nostro manifesto esistenziale.
    Sul finire della serata io trovo il coraggio di dichiararmi a quella splendida creatura del barista. Uno che finchè non lo si vede non ci si crede. Una specie di JoscArtnett tutto muscoli (indovina-indovinello). Scopro che è brasileiro e gli dico "apascioneime!" e lui "bela, a me me piasce u paccu!". Giuro, su ste cose non si scherza. Faccio raggiante "anche a me! quante cose in comune!". Niente, torniamo a casa, mangiamo torta di zucchine e melanzane all'aglio e andiamo a dormire.
    Tra le altre cose degne di nota c'è di certo il concerto di Elio e le Storie Tese a Roma. Il biglietto costava troppo e quindi ho chiesto a AmicaUmbra di sguinzagliare qualche conoscenza. Entriamo in lista vip, aggratiss, e ci mettono in prima fila centrale. Momento di puro godimento. Inutile dire che è uno dei migliori concerti della storia della mia giovane vita, voglio regalare una perla:

    – non starai mica piangendo??!!??
    – no, è che mi è entrata una statuetta del duomo in bocca!


    (Ovviamente questo video non l'ho girato io che ero mooooolto più vicina)

    Poi sono stata alla manifestazione contro la legge bavaglio, ho avuto così culo da beccarmi l'intervento di Saviano. Poco dopo, per mettere in pari tutta sta botta di coscienza sociale, sono andata a cena in una trattoria lorda romana: Qui se magna! Adesso, tra i tanti motivi per cui si può giudicare Roma una città veramente infernale, emerge qualche ragione che fa di questo agglomerato urbano la città eterna. Una di queste è trovare una trattoria con la tovaglia a quadri, in cui spendere meno di venti euri a testa, mangiare come a casa di nonna e avere il conto con l'intestazione Qui se magna!
    In tutto questo passa una settimana e arriva in uichend scorso. Bancario organizza una visita ai musei vaticani di sabato mattina. Io comincio a dare segni di cedimento: mi so gonfiano le gambe e sono inappetente. Poi inizia lo scacaccio (se per caso mi sono persa qualche A con l'acca, sappiatelo, quell'acca è andata giù per lo sciacquone di casa mia). Per il sabato sera, ancora a digiuno, cerco di riprendermi e mi infilo le scarpe da tennis su quelle due pagnotte da mezzo chilo che sono i miei piedi.
    Ho già preso i biglietti, voglio andare al concerto. Della Bandabardò-bardò. E che non si cominci ad additarmi come gumunista, semplicemente mi piace quella musica. Punto. Non ammetto polemiche. Ma io dico, andare a un concerto dei (o della? io preferisco "dei") Bandabardò e non poter saltare per paura di vedersi uscire l'intestino, è come pensare a LediGaga senza occhiali da sole: no se puede. Mi godo la musica, canto quelle che so, mi viene un po' di fame chimica per tutte le canne che si sta facendo la gente intorno a me e torno a casa.
    Insomma, adesso che forse sarò costretta a lasciare la capitale, so che un po' mi mancherà.

    VITA TRA DUE REFRESC

    Ne sono successe di ogni. Di ogni (che espressione singolare, ne convengo).
    Insomma ultimamente la mia vita si svolge tra un refresc e l’altro della posta elettronica in attesa di risposte a email, risposte a civvì, risposte esistenziali. Vivo il brivido dello spam e poco più.
    Fatto sta che, nel frattempo, qualcosa devo fare (oltre a spendere diottrie e diottrie su ecsel). Quindi, di seguito, una serie di avvenimenti in ordine crono e logico.
    CHEZZ: ebbene, quell’uomo magnifico che è il Bancario, essendo a conoscenza della mia condizione di indigente, è venuto a prendermi al lavoro porgendomi una bustarella. Questa, strumento di corruzione delle mie languide membra, conteneva due biglietti per lo spettacolo dei mici canterini.
    A teatro, tra gente di ogni sorta disposta a pagare una cospicua sommetta, abbiamo assistito a questo balletto e cantetto di tutti tizi vestiti da Coveri con le capocce da gatti. La storia non si capisce, fatto sta che alla fine vince l’unica gatta coi tacchi.
    Se vi capita, andate a vederlo. Chezz è bellissimo, vi viene proprio da dire io un Chezz così, non l’ho visto e non l’ho sentito mai. Uscirete canticchiando Mister Mistofeles urbi et orbi in secula seculorum.
    GRAND HOTEL CRISTICCHI: Allora, sono stata a vederlo dal vivo. E’ stupendo, meglio di come lo ricordassi, e scusatssèppo. Altissimo, con quei capelli meravigliosi. Mette su questo spettacolino semplice e affascinantissimo. Un terzetto d’archi, un flauto traverso, un pianoforte e lui alla chitarra acustica. Apre con Vorrei cantare come Biagio Antonacci, chiude con Menomale. Di mezzo ci infila qualche successo alla Studentessa Universitaria e qualche altra meno conosciuta dalle masse ma anche più bella (leggere Il nostro tango) . Legge stralci storici impegnati e di sinistra, canta (senza il mio coro) una roba mezza inneggiante a Carlo Giuliani, recita la parte di un filippino emigrato in Italia. E’ proprio un figo. Lo amo.
    Il suo concerto era, nelle mie proiezioni mentali, la grande occasione per conoscerlo e  pertanto mi ero acchittata a dovere. Tubino turchese di raso (che i fedelissimi ricorderanno) e tacco vertiginevole. Insomma, fino a qui niente di che. Il bello veniva col trucco e parrucco: occhi pestati e capelli frisé. Perché dopo dovevo andare con Amica Umbra all’ 80VogliaDiscoParty di Tcc.
    L’80VOGLIADISCOPARTY DI TCC: Mi invita Tcc tramite Feisbuc, rinnova l’invito tramite essemmesse. E che fai, non ci vai? Essiccheccivado. E poi, disciamoscelo, io ho Il Vestito per le feste anni ’80 (tutti quelli che sono miei amici di Feisbuc lo hanno visto, gli altri rosichino vita natural durante). Un tubino nero fasciantissimo in plastica pura, incrocio grinzato sul decolleté generosamente esposto, lunghezza sotto al ginocchio con spacchetto irrilevante. Niente di che, fino a qui. Ma il bello sono le maniche: da condono. Due mega-giga-ultra-super panneggi che tendono dalle mie spalle a più infinito bianchi a puà neri. Un panneggio separato dall’altro da una serie di rose rosa con foglie, grandi come il mio pugno che è grande come il mio cuore che ha la circonferenza pari alla lunghezza della pianta del mio piede. Insomma: un abito fatto con tutto il mio cuore ma un po’ anche coi piedi. Condisco tutto con abbondante lacca, un fiocco di paillettes tra la criniera, una matita verde smeraldo, un fard fuzzia e delle calze bianche autoreggenti e velate.
    L’invito, che millantava la presenza dell’indimenticata Fabiana Inculamorti, intimava il divieto d’ingresso a quanti non si fossero presentati vestiti a tema.
    Ecco, all’ingresso eravamo vestite a tema solo io e Amica Umbra, coi suoi legghinz di pelle e il suo tutù nero a fiori.


     

    Decidiamo quindi di occupare la postazione del bancone del bar. Dietro al bancone del bar. Cominciamo a distribuire cocktail all’umanità (in cui, ovviamente, siamo comprese anche io e lei) inventati con quello che rimaneva. Io sponsorizzo come fosse una mia invenzione lo Sciampagnoransg. Finisce la serata con il lascivo balletto su Amblù Eddabudì-Dabudà e, ubriache come poche volte nell’ultimo anno, torniamo a casa in tacsi.
    LUI: l’ho rivisto. Dopo un anno e nove mesi di gestazione, l’ho rivisto. In provincia umbra, di mattina, venti minuti, al parchetto. Mi ordina la colazione, fa una battuta a cui ridiamo solo io e lui (il cameriere mi fa “come la vuole l’acqua signorina?” e lui, rispondendo per me, “la signorina la beve potabile”), chiacchieriamo di lavoro. Lui è sempre identico, con la sua camicia a righe bianche e azzurre e l’orologio che costa un monolocale. Sorride come sempre, si imbroncia come sempre. Mi dà un buffetto sulla guancia: è memorabile. Lui che fa una cosa dolce spontaneamente…questa cosa ha dell’incredibile. Sarebbe verosimile immaginare che dopo sia andato a uccidere a mani nude otto gattini per compensazione. Insomma, non succede e non ci diciamo niente di speciale, giusto un po’ di imbarazzo al momento dei saluti. Si lascia scappare un paio di affermazioni quali “ti sei dimenticata tutto, non ti ricordi più niente” o “tanto tu sei sempre tu, non sei cambiata per niente”. Insomma, affermazioni che finiscono in “niente”.
    L’ho sognato per quattro notti e poi pace.
    GRGA: ho rivisto pure questo! Aperitivo prematrimoniale. Faccio un’autocitazione e mi infilo il tubino turchese di raso (che i fedelissimi ricorderanno) e il solito tacco vertiginevole.  Un succo di frutta io, un cappuccino lui. All’aperitivo. Nell’attesa del suo arrivo, a un angoletto di Piazza della Repubblica (che è tonda) rimorchio un tizio secco e sbattuto in stile Franz Ferdinand che liquido con un “ciao eh”. Tra tutte le stronzate supercarine e  veramente molto da Grga, si fuma una sigaretta. Sono rimasta sconvolta: Grga che fuma. Questa è ansia da matrimonio signora mia, vera ansia da matrimonio. Mi lascio scappare un “ma mica ti devi sposare per forza, eh!”, così, con la mia certa noscialanza. Lui dribbla e torna a bomba sull’argomento del mese: l’addio al celibato. Di seguito l’esilarante (mah…) listina dei suoi desideri dalla quale io dovrebbi attingere idee.
    lista grga
    BANCARIO JONES: anche detto il mio frequentante. E’ un omino adorabile e odioso allo stesso tempo. Quando è adorabile si fa mettere nudo in piedi nella vasca da bagno, si fa tosare la pecora che gli vive in braccio, si fa passare col panno svuiffer per togliere i pezzetti di pelo residui. Quando è odioso mi invita a prendere un aperitivo in Via Frattina, come niente fosse e poi mi fa un livido al braccio. Praticamente voleva regalarmi una borsa e un paio di scarpe fa-vo-lo-si ma facendomi una sorpresa. Quindi davanti alla vetrina incriminata mi ha strattonato, coi suoi leggiadri novanta chili, per un braccio. Io ho tirato un urlo, l’ho mandato a farsi benedire da Bertone e poi mi sono resa conto di quanto stesse accadendo tutto-intorno-a-me. A quel punto, per tenere il punto, ci ho messo un punto: se mi vuoi fare un regalo, me lo compri e me lo porti, mica me lo devo scegliere io. Eccheddiamine.
    Inutile dire che, da quel dì, pare che il mio armadio si abbini solo a quella borsa che, per la cronaca, ancora non possiedo. 

    Le 5 canzoni di “L’HO CAPITO ALLA PRIMA COMPILESCION”

    Non credo di averci fatto caso solo io, o almeno spero, ma ultimamente le canzonette che suona la radio sono estremamente ripetitive.
    Non solo passano sempre le stesse, non solo sono tutte del medesimo genere (quasi sempre dimmerda) ma, e soprattutto, ripetono sempre la stessa cosa.
    Ok, si dirà, il ritornello c’è sempre stato e sempre ci sarà. Volare oh-oh si ripete centoventimila volte anche nel brano originale. E’ vero, ci sto, lo ammetto.
    Ma ormai, la ripetizione è sintomatica di un atteggiamento sociale: tutti strillano mille volte la stessa cosa tanto nessuno li sta a sentire. E’ una rivendicazione della propria opinione che si traduce, a livello musicale, in una rottura di coglioni senza pari.
    E sia chiaro che non mi riferisco alla musica tunza da discoteca ripetitiva per principio et necessità (BlaBlaBla di GG D’Ag docet).
    Dunque, veniamo alle 5 canzoni della “L’ho capito alla prima Compilescion”. 
    5 – </param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/I7HahVwYpwo&hl=it_IT&fs=1&&quot; type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"></embed></object>” target=”_blank”>Meet me halfway  dei Black Eyed Peas
    Adesso, non starò qui a dire quanto nociva sia questa banda di burini vestiti a festa. Non mi soffermerò nemmeno sul tripudio di silicone che è Fergie, simpatica 40enne monella atteggiata a tineger pure se nun j’aregge. Non dirò che effettivamente il cinese ha senso in quel gruppo solo per strappare due braccia ai contraffattori di Prada delle periferie sciangaiane.
    Dirò invece che io una volta questi li ho visti dal vivo e Fergie c’ha la panza. E li ho visti pogare mentre suonavano i SOAD.
    4 – </param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/e82VE8UtW8A&hl=it_IT&fs=1&&quot; type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"></embed></object>” target=”_blank”>Rude Boy – Rihanna
    E pensare che era partita tanto bene coi suoi completi sessi e i capelli lunghi. Stilosa, bona per due, bella voce, fresca. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe diventata un baraccone di periferia? Tra le botte del fidanzato, il tatuaggio sul collo, i capelli alla Eduard Mani di Forbice…insomma, non ci siamo. Ma poi che bisogno c’è di dire Take it, take it/Baby, baby/Take it, take it/Love me, love me? Cioè, l’avevamo capito alla prima.
    3 – </param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/BUKq7DLo6Ko&hl=it_IT&fs=1&&quot; type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object>” target=”_blank”>Big Big World – Emilia
    E qui si comincia male già dal titolo. Si continua con una canzone che ha fatto la storia della brutta musica internazionale. Per non parlare della cantante, vincitrice ufficiale del premio “Ragazza Sciapa degli anni Novanta”. Anzi “Ragazza Sciapa Sciapa anni Novanta”. (lo so che non è recente ma meritava)
    2- </param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/d5NTPDG7Js0&hl=it_IT&fs=1&&quot; type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object>” target=”_blank”>Festa – Fabri Fibra
    Si annuncia la it truzza dell’estate. Farà echeggiare tutti gli impianti stereo dei cafoni della provincia umbra. Una canzone che ha fatto del tuning una ragion d’essere. Peccato, perché Fibra, si sa, è uno dei miei UIMF preferiti di tutti i tempi, perché s’era dato un tono col programma di Emtivì. E’ un triste momento per la canzonetta estiva italiana.
    1- </param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/EVBsypHzF3U&hl=it_IT&fs=1&&quot; type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"></embed></object>” target=”_blank”>Telephone – Lady Gaga fit Beyoncé
    Questa è senza dubbio la mia preferita. Merita a pieno titolo il primo posto perché ripete sempre la stessa manfrina “e non mi chiamare-e-e-e-e-e, e c’ho da fare-e-e-e-e”. Ma la parte che non posso fare a meno di preferire è senza ombra di dubbio l’inizio, l’intro (come si direbbe su una copertina di un ciddì). Cioè: è la sigla del meteo(al minuto 2:51). E’ lecito aspettarsi Giuliacci con la sua faccia da Anacleto che inizia a sragionare su anticicloni, Azzorre e compagnia bella. E invece no, è proprio l’inizio di una canzone molto molto molto brutta.  
    Menzione speciale va a Biagio Antonacci che, come ogni primavera, sente il bisogno di invaderci la radio. Con questa sua canzonetta “</param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/E89AeZhkbH4&hl=it_IT&fs=1&&quot; type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object>” target=”_blank”>E se fosse per sempre” (cosa che tutti iniziano a temere) ci ripete lo stesso avverbio millemila volte. Superfluo, come la canzone, come il disco, come il cantante. Anzi no, Biagio Antonacci è servito a far emergere Cristicchi. In fondo in fondo c’è del buono in tutti.

     

    IO C’ERO

    "comunque, comunque, chi è che presenta il prossimo Festival?

    Chi è? Chi è? Ehhh Chi sarà?

    Paolo Bonolis? Pippo Baudo? Fazio? Fiorello? Quanti stramegamiliardi di miliardi

    ci diranno che guadagneranno questi?!

    Ma perchè non ci mettete, perchè non ci mettete una cicciona,

    una cicciona a presentare Sanremo?! Con un cazzo di nano gay nero?!"

    FABRIZIO TARDUCCI

    A me delle polemiche non interessa, Sanremo è Sanremo e io lo guardo. Un mucchio de lucette, strassetti, confettini e fiorellini così, si vede solo una volta l’anno. Mi piace, oh, pare che è una vergogna. 

    E onestamente i programmi del palinsesto della contro-cultura potevano pure proporre qualcosa di meglio di Bertolasuccio Sporcaccioncello Cattivone.

    Non c’ho voglia di mettermi a dare voti, a dire che finalmente c’è un po’ di gente sotto los quarenta a canticchiare qualcosa che, probabilmente, sentiremo in radio.

    Buone notizie dalla capitale del fiore all’italiana: non c’è AlBano, non ci sono gli Avion Travel, né Sal da Vinci, né la Tatangelo e manco Alessandro Safina.

    Insomma, ieri i bigghi, gente un po’ più caruccia del solito: Irene Grandi, Noemi, Marco de Viterbe (uno di izz fattor), Valerio di Amici, Malika Ayane dopo che ha fatto a botte con qualcuno con in mano delle forbici e simili.

    Insomma, un sacco di canzoni molto più carine del solito e molto orecchiabili. E, come tutti i cinque gatti che ieri erano sintonizzati su raiuno, anche io ho eletto il mio vincitore. Bello, bravo, controcorrente seppur nella mischia, insomma: un figo. Signore e signori: Simone Cristicchi.